“Se non sai chi sei, il mercato è un luogo costoso dove scoprirlo” A. Smith Scegliere l’approccio giusto agli investimenti
L’investimento passivo – E’ la soluzione più semplice ed efficace per la gran parte dei piccoli investitori. Si fonda su solide premesse, sia teoriche che empiriche, quest’ultime riassumibili in due inoppugnabili osservazioni: fare meglio del mercato è difficile per chiunque; la stragrande maggioranza dei piccoli investitori, muovendosi confusamente da un prodotto all’altro, spesso col solo intento di inseguire le mode, finisce per fare molto peggio del mercato.
Se farai di meno avrai di più è dunque quanto promette l’investimento “passivo.” Quel “di meno”, però, deve essere ben fatto. Si tratta in sostanza di tre passi:
Asset allocation, dove l’investitore deve proporsi di diversificare correttamente il portafoglio, definendo in primo luogo il mix di azioni e obbligazioni sulla base della propria propensione al rischio. Attenzione ai costi, dove alla scelta del broker efficiente ed economico bisogna far seguire anche quella dei prodotti più adatti, nella gran parte dei casi gli ETF si riveleranno superiori ai fondi comuni. Bilanciamento, sulla base di una precisa definizione della quota da riservare a ogni asset e dell’impegno tassativo a ristabilire il mix di partenza a intervalli regolari, ad esempio una volta all’anno vendendo dunque gli asset che hanno performato meglio e acquistando quelli che hanno performato peggio.
Analisi tecnica e momentum investing – Sono un altro diffuso approccio agli investimenti, basato sulla pratica osservazione che i mercati tracciano dei trend nonchè sulla sempre più ampia, quasi illimitata disponibilità di dati, grafici, software operativi in questa nostra epoca digitale. Si tratta di una filosofia che ignora i fondamentali economici o una qualsiasi nozione di “valore” e si concentra sull’andamento dei prezzi e dei volumi. E’ adatta a chi fa trading o comunque opera sulla base di orizzonti temporali relativamente brevi, molto meno a chi pensa in termini di cicli “lunghi”.
Per l’investitore comune, analisi tecnica e momentum investing presentano, diverse controindicazioni. Richiedono un impegno assiduo. Comportano costi elevati di software di analisi tecnica, costi di intermediazione. E mettono il piccolo investitore in diretta competizione con stuoli di trader professionali, meglio attrezzati, meglio informati, e spesso molto dotati. Insomma, è come andare a pesca in un mare popolato di squali: si va per cacciare e si finisce per essere cacciati.
Analisi fondamentale: Bottom up e top down – Nel campo dell’analisi fondamentale, sono tre le grandi filosofie: due sono di tipo bottom up, o microfondamentaliste, perché si concentrano sull’analisi dei fondamentali delle società singolarmente considerate; la terza è di tipo top down o macrofondamentalista, perché cerca di individuare opportunità d’investimento attraverso l’analisi dell’economia nel suo complesso.
L’approccio top down è affascinante e intellettualmente stimolante. E’ il campo d’azione preferito dei guru di Wall Street, degli strategist delle grandi banche d’investimento. Ma ha un’evidente controindicazione, per chiunque, e soprattutto per il piccolo investitore: la sua infinita complessità.
Prevedere dove andranno tassi, prezzi, valute, produzione, consumi, investimenti, politiche fiscali e commercio internazionale, e tutta una sterminata serie di altre variabili che a livello globale si condizionano vicendevolmente in processi di feedback senza fine è come minimo un rompicapo terribile.
E infatti i risultati anche dei modelli più sofisticati restano mediocri. Si può cercare di fare meglio della media, ovvero del consenso, ed è in questo che, alla fin fine, si cimentano gli analisti e investitori top down. Il piccolo investitore potrebbe proporsi di individuare, e seguire, alcuni di questi analisti con capacità superiori alla media. Ma non si deve illudere. Le probabilità di errore restano significative. Ed è per questo pare saggio ridimensionare gli obiettivi dell’analisi top down.
Tra tutti gli eventi del ciclo economico, quello di gran lunga più importante per i mercati è il materializzarsi di una recessione. Ed è su questa previsione, generalmente fallita dai più, che “l’investitore accorto” farebbe bene a concentrarsi.
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