Debito: ci salvi chi può!
Nei giorni scorsi ha fatto molto parlare la decisione di un libero professionista che ha acquistato un’intera pagina del Corriere della Sera per diffondere la sua personale proposta per uscire dalla crisi: comprare i titoli di Stato, in maniera tale da aiutare concretamente il Paese a risollevarsi dal peso del debito pubblico e abbattere lo spread (il differenziale tra i Btp italiani e i Bund tedeschi), giunto ormai a livelli record.
Il suo nome è Giuliano Melani ed è il responsabile leasing di una grande banca italiana: il suo appello emerge proprio nel momento in cui alcune banche internazionali stanno riducendo la propria esposizione nei confronti dei Paesi in difficoltà a causa del debito sovrano e si rivolge direttamente ai privati cittadini, affinché si adoperino, ciascuno secondo le proprie possibilità, per restituire solidità finanziaria all’Italia.
«Facciamo uno sforzo, compriamo il nostro debito. Chi più ne ha più ne metta. Rechiamoci in banca, mandiamo a ruba i nostri titoli di Stato. Compriamoli al tasso di rendimento più basso possibile. Compriamoli anche a tasso zero»: queste le parole dell’originale inserzione che non ha mancato di destare alcune reazioni polemiche.
Intervistato, Melani ha spiegato di essersi deciso a lanciare pubblicamente la sua proposta dopo aver letto sui giornali titoli che spingevano i lettori a vendere i propri titoli di Stato: «Roba da incoscienti! Invece dobbiamo salvare questo Paese», mettendo «in sicurezza l’edificio che sta crollando».
Per questo lui stesso ha provveduto ad investire 20mila euro in Btp (i Buoni del Tesoro poliennali), imitato subito da alcuni esponenti del parlamento, che hanno deciso di seguirne l’esempio.
Il vantaggio di fondo che questa iniziativa sottende è quello di risanare il debito italiano con soldi provenienti dal nostro stesso Paese e non con fondi che arrivano dall’estero e che tamponerebbero solo temporaneamente la situazione di per sé molto critica. Questo permetterebbe inoltre di lasciare il patrimonio degli italiani in Italia (non dovendo essere corrisposti rendimenti, ossia interessi, ad investitori stranieri).
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