Downgrading: cos’è?
In questi tempi di diffusa crisi economica anche il lessico quotidiano, complici i servizi giornalistici dedicati alle contingenze del mondo politico-finanziario, sta cambiando, abituandoci a sentire parole a cui non eravamo particolarmente adusi fino a pochi mesi fa.
Per comprendere al meglio quanto accade attorno, imparando a gestire razionalmente le proprie risorse economiche in funzione delle condizioni di volta in volta maggiormente vantaggiose per il portafoglio, è fondamentale conoscere il significato dei principali termini che appartengono al vocabolario economico.
Tra questi, alcuni sono presi in prestito dall’inglese, mentre molti altri ne sono la traduzione in italiano. Un esempio che accoglie in sé entrambe le casistiche è quello di ‘downgrading’, utilizzato anche nella forma nostrana di ‘declassamento’, associato generalmente alla parola ’rating’ (valutazione).
Il downgrading di rating indica il declassamento, ossia una revisione al ribasso, del grado di affidabilità che un ente emittente titoli azionari e obbligazionari (sia esso privato o pubblico) è in grado di esprimere rispetto alla propria capacità di ripagare i debiti contratti, secondo la valutazione che ne fanno società appositamente incaricate (le agenzie di rating, appunto).
Il grado di affidabilità viene indicato con classi convenzionalmente corrispondenti alle lettere dell’alfabeto, eventualmente affiancate anche da un + o da un – (ad esempio, la classe di rating AAA denota una buona affidabilità, maggiore della categoria AA-, a sua volta superiore alla classe A+, mentre la classe BBB indica un grado medio-basso di affidabilità, e così via proseguendo con le lettere successive).
Quando un ente passa da una classe superiore ad una inferiore, viene declassato, ossia subisce un downgrading di rating, perdendo fiducia da parte i mercati ed investitori.
Il nostro Paese, dopo il declassamento avvenuto ad ottobre, che ha portato il rating italiano da AA- ad A+, è stato ulteriormente declassato da Standard&Poor’s da A+ ad A.
Difensore di patria il premier Mario Monti, che ha affermato: «Nella decisione presa dall’agenzia Standard&Poor’s relativa a diversi Paesi dell’Eurozona, tra cui l’Italia, si sottolinea la positività dell’azione in corso da parte del Governo italiano e si addita l’insufficienza della governance dell’Eurozona».
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