Edmund Burke: dal pessimismo cristiano all'ottimismo finanziario

Pubblicato il 16.16.2010

“Semplice parsimonia non è economia. Le uscite, le grandi uscite di denaro, possono essere una parte essenziale della vera economia.”

Edmund Burke

Forse per ottenere dei vantaggi economici non è necessario rischiare tutto, ma un atteggiamento troppo difensivo può risultare controproducente, specie se si può approfittare di buone opportunità di investimento.

Edmund Burke nacque a Dublino il 12 gennaio del 1729. Uomo politico e scrittore, fu ostile alla rivoluzione francese (Riflessioni sulla rivoluzione francese, 1790), in quanto aspirazione a un rovesciamento totale dell’ordine esistente in nome di falsi ideali razionalistici: secondo il pessimismo cristiano di Burke, la realtà storica è costituita da male e bene inscindibilmente fusi, mentre quegli ideali avevano di mira un ordine possibile solo nell’immaginazione. Fu favorevole invece alla ribellione irlandese e ai diritti dei coloni americani, in quanto tentativi di correzione di mali reali.

La sua opera Indagine filosofica sull’origine delle nostre idee sul sublime e sul bello (1757) segna una tappa nell’evoluzione del gusto estetico inglese, dal classicismo del primo Settecento, al romanticismo di fine secolo. In Burke trova ampio sviluppo il concetto di sublime, in una direzione che sarà ripresa da Kant nella Critica del giudizio.  Burke muore a Beaconsfield, nel Buckingamshire, il 9 luglio del 1797.

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