Educazione finanziaria: saper controllare il pessimismo e il contrarian investing

Pubblicato il 4.04.2011

DALLE STELLE ALLE STALLE – Il pessimismo degli investitori è a livelli record, corrispondenti agli eccessi di ottimismo che furono toccati al picco della bolla azionaria del 2000. Gli indicatori di sentiment, quando raggiungono livelli estremi, costituiscono dei segnali contrari. Gli indicatori economici non hanno fatto che peggiorare e la crisi delle banche si è avvitata su se stessa.

Di indicatori del sentiment ne esistono tanti. Uno dei più noti, con una storia pluridecennale, è quello elaborato dall’American Association of Individual Investors (AAII) sulla base di un ampio sondaggio tra i piccoli investitori americani.  La percentuale di investitori che si dichiara bearish, ossia pessimista sulle prospettive del mercato azionario.

La percentuale più recente del 70,27% di investitori bearish è il risultato più negativo nei 22 anni di storia del sondaggio. All’estremo opposto, il picco di ottimismo – con la percentuale minima di investitori bearish – fu toccato al sommo della bolla speculativa dei titoli tecnologici, nei primi mesi del 2000.

Estremi del sentiment come indicatori contrari – Che uso si può fare di queste indicazioni? In genere, le emozioni si muovono a livelli intermedi e non influenzano più di tanto l’andamento dei mercati. Quando il sentiment è normalmente variegato, diversificati risultano anche i comportamenti degli investitori, tanto da tradursi in mercati relativamente efficienti e valutazioni nel complesso eque.

In prossimità degli estremi, il discorso cambia e l’interpretazione degli indicatori di sentiment si fa interessante. Livelli eccezionalmente elevati di ottimismo o pessimismo, di panico o euforia, rivelano mercati dove il contagio delle emozioni la fa da padrone e i comportamenti gregari sono all’ordine del giorno.

Mercati simili possono procedere nella direzione prevalente per un certo periodo di tempo, sulla base di potenti dinamiche retroattive, ossia di previsioni che si autoavverano, di circoli viziosi. L’ottimismo alimenta la smaniosa domanda di titoli, che porta a prezzi in così rapido aumento da generare euforia. Il pessimismo alimenta le vendite incessanti, che fanno sprofondare i prezzi fino a generare depressione o panico.

In un contesto come l’attuale, il contagio si può esprimere nelle seguenti pulsioni: “Tutti si sono messi al riparo vendendo le loro azioni, vuol dire che devo vendere anch’io!”. Oppure, “Tutti si arricchiscono vendendo allo scoperto i titoli azionari, se faccio lo stesso diventerò ricco anch’io!” Queste dinamiche possono durare, per un po’ di tempo, ma sono intrinsecamente insostenibili.

Cavalcarle è dunque un gioco pericoloso. Agli estremi, infatti, la massa degli investitori è sistematicamente in errore. Lo era al picco di ingiustificata euforia del 2000, lo sarà quando sarà toccato il picco di ingiustificato pessimismo attuale. A giudicare dalla storia del sondaggio dell’AAII, così come di altri indicatori di sentiment, quell’estremo non può essere molto lontano.

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