Finanziamenti: la nuova frontiera dell’integrazione

Pubblicato il 11.11.2011

Finanziamenti: la nuova frontiera dell’integrazioneDa un’indagine condotta dal comparatore online Prestiti.it attraverso 24.000 richieste effettuate online negli ultimi mesi, risulta che sempre più stranieri scelgono il credito al consumo: il 13% delle domande di prestiti personali presentate in Italia proviene, infatti, da cittadini di un’altra nazionalità.

Il richiedente è nel 68% dei casi di sesso maschile, ha tra i 30 e i 40 anni ed avanza in media una richiesta di prestito pari a circa 10 mila euro, da rimborsare in poco meno di cinque anni.

Dal punto di vista della provenienza geografica, con il 46,3% delle richieste di prestito, la comunità statisticamente più rappresentata è quella rumena, non a caso anche la più numerosa tra quelle presenti nel nostro Paese.

I finanziamenti sono principalmente richiesti per l’acquisto di un’automobile, per la necessità di denaro liquido o per ristrutturare la propria abitazione.

Indici analoghi si registrano, però, anche in relazione alla richiesta di mutui per la prima casa: l’11,04% delle domande, con preferenza per il tasso variabile, arriva infatti da cittadini di nazionalità non italiana e, tra queste, il 32,5% (ossia circa una su tre) è inoltrata da cittadini di origine rumena.

L’ABI (Associazione Bancaria Italiana) ha inoltre avviato, insieme ad ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani), il progetto “Benvenuto in banca“, ufficialmente presentato nel mese di giugno durante il convegno “Immigrati e inclusione finanziaria: fatti e prospettive in un contesto che cambia“. Consistente in una brochure multilingue destinata ai cittadini immigrati e ai beneficiari di protezione internazionale, l’opuscolo “Benvenuto in banca” dà risposte a domande su come gestire e investire i propri risparmi, oltre che per comprare una casa o chiedere finanziamenti.

In generale, la crescente familiarità dei cittadini immigrati in Italia con la domanda di credito al consumo e di mutui fa emergere un dato interessate, da cui si può evincere che l’integrazione passa anche attraverso investimenti di medio e lungo termine, che consentono di mettere le radici sul territorio d’arrivo e di farne circolare l’economia.

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