Meno previsioni, più disciplina

Pubblicato il 13.13.2011

Questi sono tempi di oroscopi, di previsioni, di sondaggi e di ipotesi sul futuro. Su tutti i giornali si leggono e si spendono fiumi di parole e esperti economisti (e non solo) provano ad immaginare l’andamento dell’economia e dei mercati nei prossimi 12 mesi fondando le loro ipotesi su una serie di dati e di percezioni costruite sulla base del vissuto di ognuno, del “sentiment” del momento e dei dati disponibili. Tutto corretto da un certo punto di vista, purtroppo la realtà dimostra che l’imprevedibile è sempre in agguato e fare previsioni risulta oggi essere esercizio di speranza e buona volontà, ma il rischio di commettere errori è molto alto.

Sono troppe le variabili per poter costruire certezze sull’incertezza ma soprattutto la realtà è dominata da fenomeni che difficilmente si riescono a controllare e anticipare. In ogni modo ci sarà sempre qualcuno che azzecca un trend e qualcun altro che non riesce ma, in entrambi i casi, la differenza tra chi ci riesce e chi non non è necessariamente legata alle capacità del singolo individuo.

L’anno successivo, per esempio il 2012 o il 2013, potrebbe andare esattamente nel modo opposto e cioè si potrebbero invertire le parti tra chi ci azzecca e chi invece no. Per avere conferma di ciò basta analizzare chi in passato è riuscito a fare sempre previsioni corrette e si avrebbe l’amara sorpresa che non c’è riuscito praticamente nessuno.

Questa non è incapacità di fare previsioni, semplicemente si tratta di un terreno oggi così arduo e difficile, che i rischi di errore sono altissimi per tutti. Cercare quindi di compiere oggi scelte di investimento di breve periodo basandosi esclusivamente sulle previsioni è esercizio molto rischioso perché si fonda sul presupposto che le ipotesi di partenza siano corrette ma di questo, come abbiamo visto, non può esserci certezza.

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