Una nuova bolla tecnologica è alle porte?
Il guru della finanza Warren Buffet l’aveva detto qualche mese fa: “attenti investitori perché le nuove realtà del mondo di internet sono sopravvalutate”. Il pericolo che si stia entrando in una nuova bolla speculativa tecnologica, in effetti, è potenzialmente alto.
Facebook e Twitter non sono ancora società quotate, ma gli scambi sul mercato secondario portano il loro valore rispettivamente a circa 76 miliardi dollari (più di Boeing e Ford) e 7,7 miliardi. Questa settimana LinkedIn, un social network per i professionisti, ha annunciato di stare attendendo di essere valutato fino a 3,3 miliardi dollari in un’offerta pubblica iniziale (IPO). Pochi giorni fa, invece, Microsoft ha annunciato l’acquisto di Skype, un servizio di chat e video chiamate via internet, per l’incredibile cifra di 8,5 miliardi dollari, dieci volte le sue vendite lo scorso anno e 400 volte il suo utile operativo.
Ma in tutta la Silicon Valley si assistono a finanziamenti da capogiro anche per piccole start-up. Per esempio “Colors”, una rete sociale di condivisione di foto, è stata recentemente valutata 100 milioni di dollari nonostante il numero di utenti non sia ancora elevato ma ci sia alla base una buona idea di sviluppo. La stessa cosa avviene anche per altri paesi come per la Cina dove si assiste a una corsa all’acquisto delle azioni di Renren, il “Facebook della Cina”, e altri giganti web cinesi quotati.
Siamo quindi di fronte a una nuova bolla come negli anni ’90? I segnali ci sono ma il contesto è profondamente diverso. Allora poche persone erano collegate in internet, oggi ci sono 2 miliardi di cittadini della rete, molti dei quali in grandi nuovi mercati come la Cina.
Nel 1990 l’euforia internet ha causato una drammatica inflazione nel prezzo delle imprese di telecomunicazioni, che stavano creando le infrastrutture per il web. Quando i prezzi delle azioni delle imprese internet è crollato, gli investitori hanno sofferto molto.
Ad oggi ancora non ci sono i segnali per un’inversione di tendenza ma si sa, così come c’è stata la bolla negli anni ’90, seguita da altre bolle come quella immobiliare, è probabile che anche questa volta il fenomeno si autoalimenti a livello internazionale fino a diventare potenzialmente rischioso. A quel punto converrà vendere le proprie azioni finché si è ancora in tempo!
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