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	<description>Il blog di educazione finanziaria di Azimut</description>
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		<title>Il Made in Italy contro la crisi</title>
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		<pubDate>Fri, 18 May 2012 15:49:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[1. Per capirci qualcosa]]></category>
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		<description><![CDATA[Anche in un periodo di crisi economica come questo, la cui influenza si ripercuote da tempo sul mercato del nostro Paese, esistono quelle che si potrebbero definire delle zone franche che, pur non essendo del tutto immuni ai problemi finanziari, riescono a mantenere un certo trend positivo. Si tratta per lo più delle imprese di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://iononcicascopiu.it/wp-content/uploads/export.gif"><span style="color: #000000;"><br />
</span><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-3914" title="Il Made in Italy contro la crisi" src="http://iononcicascopiu.it/wp-content/uploads/export-150x150.gif" alt="Il Made in Italy contro la crisi" width="150" height="150" /></a>Anche in un periodo di crisi economica come questo, la cui influenza si ripercuote da tempo sul mercato del nostro Paese, esistono quelle che si potrebbero definire delle zone franche che, pur non essendo del tutto immuni ai problemi finanziari, riescono a mantenere un certo <em>trend</em> positivo. Si tratta per lo più delle imprese di medie dimensioni, con un numero di dipendenti compreso tra 50 e 499 e con un fatturato annuale che va dai 15 ai 330 milioni di euro. In particolare, le aziende manifatturiere sono quelle che riescono a garantirsi una buona fetta di mercato, soprattutto grazie alla percentuale elevata di esportazioni dei prodotti all’estero, pari al 16% nell’ultimo anno .</p>
<p>Proprio recentemente, in occasione della Decima Giornata dell’Economia, prevista a Roma per il 3 maggio 2012, dal rapporto presentato da Unioncamere risulta che, nonostante la situazione prevalentemente negativa dei mercati italiani, si è verificata una crescita delle esportazioni <em>Made in Italy</em> pari al 2,8%. Entrando nel dettaglio e suddividendo le imprese in base alla loro collocazione geografica, possiamo analizzare il fenomeno più a fondo, riscontrando la maggiore crescita nell’area del Nord-Est la cui percentuale è pari al 3,1%, seguita dal Centro Italia con un 3% delle esportazioni (concentrate soprattutto in Toscana).  Il Mezzogiorno, invece, è l’area che vede una minore quantità di <em>export</em>, con una percentuale dell’1,8%.</p>
<p>Quello che potrebbe essere visto solo come un grande vantaggio per queste aziende attive a livello internazionale è, in realtà, un ostacolo all’ottimizzazione dei rapporti con l’estero: più del 90% delle Pmi (piccole e medie imprese) sono esportatrici di beni in Paesi stranieri, ma proprio la loro dimensione ridotta spesso costituisce un freno all’<em>export</em> e, per questo motivo, più di un terzo di esse segnala l’esigenza di costituire una rete più stretta con le realtà commerciali internazionali.</p>
<p>Ad aumentare il numero e il ritmo delle esportazioni italiane, uno dei fattori più rilevanti è la grande visibilità del <em>Made in Italy</em> e il ruolo di produttore affidabile che l’Italia ha assunto in questi ultimi anni. Un esempio di costruzione e rafforzamento di questo tipo di immagine è costituito dal Fuorisalone, il festival del <em>design</em> di portata mondiale che si tiene annualmente nella città di Milano e che attira investitori e turisti da ogni angolo del pianeta, contribuendo a stabilire nuovi legami culturali e imprenditoriali con le aziende estere. Eventi come questo – e come la settimana della moda – sono fondamentali per garantire alle società produttrici italiane un posizionamento all’interno del mercato internazionale, con il conseguente aumento degli scambi commerciali.</p>
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		<title>Il delicato gioco dei bilanci</title>
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		<pubDate>Thu, 17 May 2012 15:57:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[2. Finanza in Pillole]]></category>
		<category><![CDATA[analisi di mercato]]></category>
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		<description><![CDATA[È notizia recente che una delle maggiori aziende produttrici di videogames, la celebre Nintendo, fucina di consolles e giochi conosciuti in tutto il mondo, abbia riscontrato nell’ultimo anno un forte calo delle entrate, probabilmente il primo dopo decenni d’attività: il bilancio annuale della casa giapponese si è chiuso, infatti, addirittura in rosso, con un debito [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://iononcicascopiu.it/wp-content/uploads/nintendo.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-3902" title="Il delicato gioco dei bilanci" src="http://iononcicascopiu.it/wp-content/uploads/nintendo-150x150.jpg" alt="Il delicato gioco dei bilanci" width="150" height="150" /></a>È notizia recente che una delle maggiori aziende produttrici di <em>videogames</em>, la celebre <em>Nintendo</em>, fucina di<em> consolles</em> e giochi conosciuti in tutto il mondo, abbia riscontrato nell’ultimo anno un forte calo delle entrate, probabilmente il primo dopo decenni d’attività: il bilancio annuale della casa giapponese si è chiuso, infatti, addirittura in rosso, con un debito di circa 500 milioni di dollari.</p>
<p>A partire da questa notizia, alcuni giornalisti hanno provato ad interpretare le passioni ludico-virtuali che si alternano nel corso del tempo alla luce delle situazioni socio-economiche contingenti.</p>
<p>Secondo Sam Anderson, noto scrittore e giornalista del <em>New York Times</em>, ad esempio, i giochi sarebbero proprio lo specchio della reazione, in termini di usi e costumi, delle diverse società alle condizioni economiche esterne: per meglio spiegare questa tesi, Anderson ha quindi ripercorso a grandi linee la storia sociale dei giochi in scatola e su <em>consolle.</em></p>
<p>Iniziando con la descrizione del popolare <em>Monopoli</em>, lo scrittore vi ravvisa un gioco da tavolo creato, negli anni Trenta, per far dimenticare i problemi della Grande Depressione, consentendo ai partecipanti di assumere il ruolo di magnati e imprenditori, gestendo grandi ricchezze (ancorché fittizie). Passando in rassegna altri giochi, Anderson elenca altre piattaforme che hanno ottenuto ampia diffusione presso il pubblico proprio per la contestualità al periodo socio-economico in cui sono state create: sempre negli anni precedenti l’avvento delle <em>consolle</em>, ad esempio, <em>Risiko</em> e <em>Twister</em>, nati rispettivamente negli anni Cinquanta e Sessanta, sarebbero stati rispettivamente la riproduzione in chiave ludica della tensione causata dalla Guerra Fredda e l’espressione della rivoluzione sessuale e del Boom economico.</p>
<p>Negli anni Ottanta è stata la volta del primo <em>videogame</em> a larga diffusione, il famosissimo <em>Tetris</em> &#8211; un semplice videogioco il cui scopo era creare un muro perfetto ruotando i blocchi in caduta libera casuale – che altro non sarebbe, sempre secondo il giornalista scrittore, che la riproduzione del tipico comportamento burocratico, che tende ad allineare e conformare a una norma fissa qualsiasi variazione casuale (in questo caso i blocchi da sistemare per costruire una parete piatta).</p>
<p>Il <em>Tetris</em> è stato il precursore di quella categoria di giochi, diffusissima in questi ultimi anni, denominata dal giornalista newyorkese “<em>stupid games</em>”: si tratta di passatempi banali, per l’appunto, che non presuppongono alcuna trama narrativa, né eccessivi sforzi intellettuali da parte del giocatore. A detta di Anderson, essi altro non sono che l’adeguamento al contemporaneo modello di società, improntato sull’esigenza di ottenere soddisfazioni in modo semplice e veloce, contrariamente alla tendenza del mercato reale, che sempre più spesso ha difficoltà a produrre un trend positivo e ad assicurare, perciò, il benessere della popolazione.</p>
<p>Ed ecco perché, in tempi recenti, è tornata alla ribalta questa impostazione, il cui esempio più noto è <em>Angry Birds</em> &#8211; creato nel 2009 da una società finlandese quasi in bancarotta – in cui l’obiettivo è quello di distruggere le barricate del nemico, bombardandole.</p>
<p>Questa nuova tendenza è stata la causa principale della grossa crisi che vede protagoniste le case di produzione di giochi per <em>consolle</em> più elaborati (il settore, in generale, è arretrato del 7,1% nell’ultimo anno) &#8211; nati in gran parte tra il 1984 e il 2009 -  a favore di realtà virtuali più semplici e immediate che oggi possono sfruttare le nuove tecnologie del <em>touchscreen</em>, approdate su <em>smartphone</em> e <em>tablet</em>.</p>
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		<title>Il lavoro nobilita e risolve le crisi economiche</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 15:36:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[2. Finanza in Pillole]]></category>
		<category><![CDATA[christine lagarde]]></category>
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		<description><![CDATA[Non c’è possibilità di equilibrare il bilancio eccetto che con l’aumentare il reddito nazionale, che corrisponde in gran parte ad un incremento di occupazione.  John Maynard Keynes   L’economista britannico John Maynard Keynes sosteneva la teoria per cui la piena occupazione può contribuire in larga misura a scongiurare l’insorgere della recessione e, quindi, della crisi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="right"><a href="http://iononcicascopiu.it/wp-content/uploads/disoccupazione.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-3898" title="Il lavoro nobilita e risolve le crisi economiche" src="http://iononcicascopiu.it/wp-content/uploads/disoccupazione-150x150.jpg" alt="Il lavoro nobilita e risolve le crisi economiche" width="150" height="150" /></a></p>
<p align="right"><strong><em>Non c’è possibilità di equilibrare il bilancio eccetto che con l’aumentare il reddito nazionale, che corrisponde in gran parte ad un incremento di occupazione. </em></strong></p>
<p align="right"><strong>John Maynard Keynes<em></em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p>L’economista britannico John Maynard Keynes sosteneva la teoria per cui la piena occupazione può contribuire in larga misura a scongiurare l’insorgere della recessione e, quindi, della crisi economica di un dato paese. La crisi, infatti, è causata da un livello basso o insufficiente di investimenti, dato da un abbassamento del reddito della popolazione.</p>
<p>Sembra della stessa opinione Christine Lagarde, Presidente del Fondo Monetario Internazionale, che durante la conferenza stampa del 19 aprile ha espresso il suo timore per la delicata situazione dell’Europa, il cui equilibrio economico appare ancora molto precario. In particolare, ha dichiarato di essere preoccupata per il rischio di una generazione perduta di lavoratori nel vecchio Continente.</p>
<p>Secondo Christine Lagarde è necessario che, per una ripresa più stabile, con il risanamento dell’economia pubblica si punti all’aumento dei posti di lavoro, tenendo così a freno la disoccupazione incalzante in Paesi già in serie difficoltà (come ad esempio la Spagna).</p>
<p>Ecco perché, a proposito della situazione italiana, il Presidente del Fmi ha definito “molto opportuna” la riforma del lavoro pensata dal Governo tecnico mettendo, però, bene in chiaro i punti principali da risolvere per far sì che tale rinnovamento si dimostri efficace.</p>
<p>-          innanzitutto è fondamentale risolvere la questione del dualismo del mercato del lavoro, ossia la divisione tra due differenti tipologie di lavoratori: gli iperprotetti, assunti a tempo indeterminato, e i lavoratori temporanei, che non possono usufruire di una serie di vantaggi come gli ammortizzatori sociali, la mobilità o la cassa integrazione.</p>
<p>-          Un’altra questione da definire è legata invece ai licenziamenti e delle relazioni sindacali tra datori di lavoro e dipendenti.</p>
<p>Se questi dubbi verranno risolti, il supporto di Christine Lagarde sarà definitivo.</p>
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		<title>Un modello per gli imprenditori: Warren Buffett</title>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 18:54:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[3. ABC della finanza]]></category>
		<category><![CDATA[educazione finanziaria]]></category>
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		<description><![CDATA[La prima regola: non perdere denaro. La seconda : non dimenticare mai la prima Warren Buffett Questa è una delle tante frasi da tenere a mente pronunciate dall’imprenditore americano Warren Buffett, di cui si è parlato negli ultimi tempi in numerosi quotidiani poiché il 17 aprile ha annunciato pubblicamente di essere malato di cancro. Molti i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="right"><strong><em><a href="http://iononcicascopiu.it/wp-content/uploads/buffet.jpg"><img class="alignleft  wp-image-3894" title="Un modello per gli imprenditori: Warren Buffett " src="http://iononcicascopiu.it/wp-content/uploads/buffet.jpg" alt="Un modello per gli imprenditori: Warren Buffett " width="79" height="79" /></a></em></strong></p>
<p align="right"><strong><em>La prima regola: non perdere denaro. La seconda : non dimenticare mai la prima</em></strong></p>
<p align="right"><strong>Warren Buffett</strong></p>
<p>Questa è una delle tante frasi da tenere a mente pronunciate dall’imprenditore americano Warren Buffett, di cui si è parlato negli ultimi tempi in numerosi quotidiani poiché il 17 aprile ha annunciato pubblicamente di essere malato di cancro. Molti i quesiti sul suo possibile successore, placati con la dichiarazione dello stesso Buffett del contenimento della malattia e della prosecuzione del suo ruolo di amministratore delegato della <em>Berkshire Hathaway</em>.</p>
<p>Nel marzo 2012, inoltre, Warren Buffett ha espresso una richiesta al Presidente degli Stati Uniti, in cui dichiarava di voler aumentare le tasse ai cittadini più agiati ritenendo inconcepibile che il peso fiscale che grava sui grandi imprenditori sia pari a quello destinato alla classe media. In seguito a questa sua richiesta il Presidente Barack Obama ha proposto al Senato il <em>Buffett Rule</em>, un piano per la riforma del fisco che non ha però ottenuto il consenso desiderato.</p>
<p>Chi è Warren Buffett? È interessante approfondire il suo profilo imprenditoriale poiché costituisce un esempio pubblico di perfetta gestione dei capitali, integrata con l’attenzione verso le esigenze della comunità in cui vive e per cui opera.</p>
<p>Nato nel 1930, Buffett , soprannominato il “miracolo di Omaha”, ha iniziato ad investire i propri capitali prematuramente e dopo aver portato a termine gli studi economici presso la <em>Columbia Business School</em> ha iniziato ad acquisire una serie di partecipazioni in aziende importanti, fino ad arrivare, nel 1962, ad acquistare le partecipazioni della società tessile <em>Berkshire Hathaway</em>, di cui è arrivato a gestire i capitali. Così Buffett ha portato l’azienda a rilevare una serie di società tra cui alcune compagnie assicurative che hanno visto l’azienda specializzarsi in questo settore. Ad oggi l’imprenditore possiede circa 80 società nei più svariati settori, tra queste spiccano, ad esempio, <em>Ibm</em>, <em>American Express</em> e <em>Washington Post</em>.</p>
<p>Facendo fruttare il denaro a disposizione, la scalata al successo di Warren Buffett lo ha portato a far parte dell’elenco dei più ricchi imprenditori al mondo, con un patrimonio di circa 47 miliardi di dollari.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Facebook e la borsa: alcune stime da conoscere</title>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 15:34:37 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[borsa]]></category>
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		<description><![CDATA[L’avevamo annunciata anche noi ed è sempre più imminente l’entrata di Facebook in borsa, prevista ufficialmente per il 18 maggio. Il road-show (la presentazione ufficiale sul mercato azionario), che copre il periodo compreso tra il 7 e il 15 del mese passando per New York, Boston e San Francisco, si concluderà con l’annuncio dell’Ipo definitiva, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://iononcicascopiu.it/wp-content/uploads/facebook1.jpg"><img class="alignleft  wp-image-3889" title="Facebook e la borsa: alcune stime da conoscere" src="http://iononcicascopiu.it/wp-content/uploads/facebook1-150x150.jpg" alt="Facebook e la borsa: alcune stime da conoscere" width="120" height="120" /></a>L’avevamo annunciata anche noi ed è sempre più imminente l’entrata di Facebook in borsa, prevista ufficialmente per il 18 maggio. Il <em>road-show</em> (la presentazione ufficiale sul mercato azionario), che copre il periodo compreso tra il 7 e il 15 del mese passando per New York, Boston e San Francisco, si concluderà con l’annuncio dell’Ipo definitiva, decretando l’inizio di una nuova era per il celeberrimo <em>Social network</em>.</p>
<p>Per comprendere meglio il significato e la portata di questo fenomeno finanziario, ecco una serie di dati aggiornati:</p>
<p>- Si calcola che il valore della società sia compreso tra i 77 e i 96 miliardi di dollari. Si tratta di una cifra molto alta, ma considerando che il fatturato dello scorso anno ha raggiunto i 3,8 miliardi di dollari, di cui 1,5 miliardi di utili, la stima non è utopistica.</p>
<p>- Facebook prevede di vendere sul mercato circa 337 milioni di titoli, fissando un prezzo per le azioni compreso tra i 28 e i 35 dollari, che dovrebbero fruttare sin da subito circa 13,6 miliardi di dollari.</p>
<p>- Il fondatore 27enne Mark Zuckerberg possiede un totale di 533,8 milioni di azioni la cui quota vale 18 miliardi di dollari. In fase di Ipo egli cederà inizialmente 30,2 milioni di azioni che gli frutteranno immediatamente 1,1 miliardi di dollari. Inoltre, una volta collocato Facebook sul mercato azionario, Zuckerberg deterrà il controllo del  57,3% delle azioni totali.</p>
<p>-Il co-fondatore di Facebook, Dustin Moskovitz, possiede 133,7 milioni di azioni pari a un valore di 4,7 miliardi di dollari.</p>
<p>Per confrontare questi dati con il mercato reale non resta che attendere qualche giorno: se tutto andrà secondo le previsioni e gli auspici dell’azienda, la quotazione in borsa di Facebook non sarà solo paragonabile bensì addirittura sette volte superiore a quella di Google, che nel 2004 raccolse 1,9 miliardi di dollari piazzandosi sul mercato.</p>
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		<title>Alcuni dati utili per far fronte al nuovo sistema di tassazione</title>
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		<pubDate>Mon, 07 May 2012 13:04:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Secondo le recenti stime della Cgia (Associazione artigiani piccole imprese Mestre), il peso del nuovo sistema di tassazione previsto dal Governo Monti graverà in misura consistente sui contribuenti, causando un aumento delle spese cospicuo per le famiglie italiane.  Secondo il Segretario della Cgia, Giuseppe Bortolussi, gli italiani “rischiano di venire soffocati dalle tasse” a causa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://iononcicascopiu.it/wp-content/uploads/tasse.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-3885" title="Alcuni dati utili per far fronte al nuovo sistema di tassazione" src="http://iononcicascopiu.it/wp-content/uploads/tasse-150x150.jpg" alt="Alcuni dati utili per far fronte al nuovo sistema di tassazione" width="150" height="150" /></a>Secondo le recenti stime della Cgia (Associazione artigiani piccole imprese Mestre), il peso del nuovo sistema di tassazione previsto dal Governo Monti graverà in misura consistente sui contribuenti, causando un aumento delle spese cospicuo per le famiglie italiane.  Secondo il Segretario della Cgia, Giuseppe Bortolussi, gli italiani “rischiano di venire soffocati dalle tasse” a causa di un’eccessiva concentrazione sulle entrate.</p>
<p>Per avere più chiara la situazione senza creare eccessivi allarmismi, ecco alcuni dati presentati sul sito ufficiale della Cgia. Considerando anche l’aumento dell’Iva previsto, molto probabilmente, nel mese di ottobre 2012, la tassazione sui contribuenti ammonterà a 19,9 miliardi in più rispetto all’anno scorso, per arrivare poi a 32 miliardi nel 2013 e a 34 nel 2014, per un totale di ben 87 miliardi di imposte nel prossimo triennio. Seguendo questo trend, e calcolando tutte le manovre economiche dell’ultimo anno (a partire da luglio 2011),  ogni singolo nucleo familiare pagherà circa 8.200 di tasse nel periodo 2012/2014.</p>
<p>Finora le singole famiglie non hanno subito il contraccolpo delle riforme economiche, ma dovranno presto fare i conti con l’ulteriore aumento dell’Iva e con il saldo dell’Imu, previsti rispettivamente per ottobre e dicembre 2012.</p>
<p>Iva: a un anno dal passaggio dell’aliquota dal 19 al 21% (avvenuto nel settembre 2011), il governo tecnico prevede un probabile ulteriore aumento al 23% nel 2012 e dello 0,5% nel 2014.</p>
<p>Imu: i dati relativi alla nuova imposta immobiliare segnalano un aumento della tassazione pari a circa 10.000 euro nel 2012, fino ad arrivare a 11.000 nel 2014. Il versamento delle quote previste dal nuovo sistema prevede un’agevolazione per il pagamento dell’imposta sull’abitazione principale, ossia la possibilità di suddividere quest’ultima in 3 rate: le prime 2 estinguibili a giugno e a settembre, l’ultima il 17 dicembre.</p>
<p>Con questi numerosi provvedimenti la pressione fiscale del 2012 raggiungerà una percentuale del 45,1%, e nel 2013 potrà addirittura salire al 45,4%, con un lieve calo al 45,3% nell’arco del 2014. Consultare questo tipo di dati può rivelarsi utile per rendersi conto della situazione economica e per organizzare i propri investimenti personali in vista delle imminenti spese statali.</p>
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		<title>Affrontare una crisi profonda. Cenni sui provvedimenti spagnoli</title>
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		<pubDate>Fri, 04 May 2012 13:34:27 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Nonostante i buoni propositi del Primo ministro Mariano Rajoy, la crisi spagnola sembra non trovare via d’uscita. I problemi principali che il Paese iberico fatica a risolvere sono tre: il tasso di disoccupazione, lo spread e – di conseguenza – il debito pubblico. Quali sono le questioni critiche da risolvere? Spread e debito pubblico: A [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://iononcicascopiu.it/wp-content/uploads/crisispagnola.jpg"><img class="wp-image-3879 alignleft" title="Affrontare una crisi profonda. Cenni sui provvedimenti spagnoli" src="http://iononcicascopiu.it/wp-content/uploads/crisispagnola-150x150.jpg" alt="Affrontare una crisi profonda. Cenni sui provvedimenti spagnoli" width="97" height="97" /></a>Nonostante i buoni propositi del Primo ministro Mariano Rajoy, la crisi spagnola sembra non trovare via d’uscita. I problemi principali che il Paese iberico fatica a risolvere sono tre: il tasso di disoccupazione, lo spread e – di conseguenza – il debito pubblico.</p>
<p>Quali sono le questioni critiche da risolvere?</p>
<ul>
<li>Spread e debito pubblico: A metà aprile il differenziale tra Bonos (titoli spagnoli) e Bund tedeschi ha superato i 400 punti, una soglia critica per l’economia dell’Eurozona. Gli aiuti finanziari offerti alla Spagna ormai vengono solo dalla Banca centrale europea, gli altri Paesi rifiutano di portare avanti investimenti troppo rischiosi e le risorse interne di liquidità sono ormai esaurite. Il risultato è un ammontare del prestito della Bce di 227,6 miliardi di euro.</li>
</ul>
<ul>
<li>Disoccupazione: ad oggi sono circa 6 milioni i cittadini rimasti senza lavoro e la crescita del tasso di disoccupazione ha raggiunto livelli preoccupanti, con una stima del 23% nel mese di aprile.</li>
</ul>
<p>Ecco i principali provvedimenti presi dal Capo dello Stato,Mariano Rajoy, che  ha attivato alcune misure piuttosto drastiche per risolvere la situazione e porre un freno alla crisi, che sta portando la Spagna a seguire il trend di decrescita della Grecia di qualche mese fa:</p>
<p>1-      A dicembre 2011 è stata messa in atto la prima manovra di austerity, con l’obiettivo di controllare maggiormente la finanza pubblica e di riportare un equilibrio economico. La manovra prevedeva tagli pari a circa 15 miliardi di euro, che hanno coinvolto differenti settori. Tra questi sono compresi i bilanci dei ministeri, la sanità, l’istruzione e il sistema di tassazione (con un aumento delle imposte sugli immobili e sul reddito delle persone fisiche).</p>
<p>2-      Nonostante gli obiettivi proposti, il governo spagnolo ha dovuto ricorrere a ulteriori tagli, questa volta più ingenti, per un ammontare di addirittura 27 miliardi di euro più 10 miliardi solo nella sanità e nell’educazione.  Tra le misure più drastiche vi sono il congelamento degli stipendi pubblici, l’aumento delle bollette di luce e gas &#8211; rispettivamente del 7% e del 5% &#8211; l’aumento delle tasse  e dei tagli ai ministeri (pari al 16,9% del bilancio) e un nuovo piano contro la frode fiscale.</p>
<p>Adottando queste misure drastiche per l’economia del Paese, il governo cercherà di mantenere fede all’obiettivo presentato all’Unione Europea, ossia l’abbassamento del deficit a un tasso del 5,3% del Pil nel 2012, anziché del 5,8%, proposta presentata precedentemente ma rifiutata dalla Ue.</p>
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		<title>Capire il mercato partendo dai piccoli piaceri quotidiani</title>
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		<pubDate>Thu, 03 May 2012 15:03:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[2. Finanza in Pillole]]></category>
		<category><![CDATA[crisi]]></category>
		<category><![CDATA[educazione finanziaria]]></category>
		<category><![CDATA[finanza personale]]></category>
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		<category><![CDATA[mercato]]></category>
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		<description><![CDATA[Per capire alcune dinamiche della crisi ci si può generalmente affidare all’analisi dell’andamento dei consumi e degli acquisti. Non sempre, però, i dati corrispondono alle aspettative: a fine marzo, ad esempio, l’Economist ha pubblicato  un articolo sui maggiori consumatori di vino nel mondo, corredandolo con un istogramma esplicativo che vede al primo posto la Francia, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://iononcicascopiu.it/wp-content/uploads/vino.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-3875" title="Capire il mercato partendo dai piccoli piaceri quotidiani" src="http://iononcicascopiu.it/wp-content/uploads/vino-150x150.jpg" alt="Capire il mercato partendo dai piccoli piaceri quotidiani" width="150" height="150" /></a>Per capire alcune dinamiche della crisi ci si può generalmente affidare all’analisi dell’andamento dei consumi e degli acquisti. Non sempre, però, i dati corrispondono alle aspettative: a fine marzo, ad esempio, l’<em>Economist </em>ha pubblicato  un articolo sui maggiori consumatori di vino nel mondo, corredandolo con un istogramma esplicativo che vede al primo posto la Francia, dal quale è possibile sviluppare una riflessione sulla situazione economica globale.</p>
<p>Ad una prima analisi appare abbastanza evidente che, nonostante la crisi, tra il 2007 e il 2011  si è registrato un aumento medio del 3,5% del consumo di vino più o meno in tutti i Paesi: in particolare, la Cina ha avuto un incremento del 20% tra il 2010 e il 2011, con una consumazione media di circa 156 milioni di casse. Ai primi tre posti nel grafico pubblicato dalla rivista inglese si collocano Francia, Italia e Portogallo (tre Paesi europei fortemente toccati dalla crisi). Il nostro Paese ha visto anche un aumento della domanda con il conseguente incremento  delle esportazioni.</p>
<p>Nonostante questa crescita generale del mercato vinicolo, benché l’Italia risulti seconda al mondo per il consumo di vino, in realtà il trend è in fase di decrescita rispetto agli anni passati, mentre gli Stati Uniti, apparentemente in una posizione modesta (l’America è tredicesima) sono protagonisti di un aumento del consumo medio.</p>
<p>Ma chi l’ha detto allora che… “<em>in vino veritas”</em> ?</p>
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		<title>Prevenire e curare la crisi economica studiando la congiuntura</title>
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		<pubDate>Wed, 02 May 2012 10:45:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[1. Per capirci qualcosa]]></category>
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		<description><![CDATA[Un termine legato all’economia che ricorre di frequente all’interno di articoli e notiziari dei vari Paesi, è quello che definisce la situazione del sistema economico in un determinato momento: congiuntura. La congiuntura di ogni singolo Stato dipende da una serie di indicatori quali l’occupazione, la produzione, gli investimenti e tutto un insieme di dati che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://iononcicascopiu.it/wp-content/uploads/congiuntura.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3871" title="Prevenire e curare la crisi economica studiando la congiuntura" src="http://iononcicascopiu.it/wp-content/uploads/congiuntura.jpg" alt="Prevenire e curare la crisi economica studiando la congiuntura" width="103" height="103" /></a>Un termine legato all’economia che ricorre di frequente all’interno di articoli e notiziari dei vari Paesi, è quello che definisce la situazione del sistema economico in un determinato momento: congiuntura.</p>
<p>La congiuntura di ogni singolo Stato dipende da una serie di indicatori quali l’occupazione, la produzione, gli investimenti e tutto un insieme di dati che permette di prevedere il futuro dell’economia. Dedurre la situazione finanziaria di un Paese in base a queste informazioni è compito di chi si occupa di mantenere l’equilibrio e il benessere della popolazione ma è bene che chiunque sappia riconoscere e capire i problemi e i vantaggi dovuti al tipo di congiuntura del proprio Stato.</p>
<p>Quando la situazione finanziaria è positiva, la congiuntura è detta favorevole; nel caso contrario, si parla di congiuntura negativa.</p>
<p>La congiuntura di un Paese può variare in periodi più o meno brevi e per calcolarne i cambiamenti ci si basa sul concetto di variazione congiunturale, ossia della variazione, calcolata in percentuale, della congiuntura rispetto al mese precedente. Il periodo considerato per calcolarla, di solito, è compreso tra l’1 e i 12 mesi.</p>
<p>In caso di congiuntura favorevole, la crescita di domanda e offerta di un dato Paese porta a un’espansione economica positiva. In caso contrario, invece, è necessario monitorare la situazione economica e se la decrescita supera la durata di due trimestri si parla di recessione.</p>
<p>L’attuale situazione finanziaria dell’Eurozona coincide appunto con quest’ultima definizione e i singoli Paesi si stanno adoperando per uscire dalla fase di congiuntura negativa, con tutta una serie di provvedimenti riparatori sul lungo periodo. In casi come questo, in cui la durata della fase negativa tenda a prolungarsi, è fondamentale controllare anche quella che viene definita variazione tendenziale, ossia la variazione economica di uno Stato rispetto allo stesso mese dell’anno precedente.</p>
<p>Dal 1999 al 2010 l’Isae (istituto di studi e analisi economica) è stato l’ente pubblico incaricato di controllare la congiuntura economica italiana, sostituito dal 2011 dall’Istat. L’attività di cui sia Isae che Istat si son occupati per anni (e se ne occupano tuttora) sono la previsione della situazione economica a breve, medio e lungo termine.</p>
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		<title>Un modo innovativo per affrontare il 730</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Apr 2012 07:17:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Con le numerose riforme economico-finanziarie entrate in vigore nel 2011, molte delle attività a cui sono chiamati a partecipare i contribuenti hanno subito alcune modifiche di cui non sempre è immediato l’apprendimento. Un caso esemplare è la compilazione del 730 nel 2012, il documento che i lavoratori dipendenti sono tenuti a consegnare all’Agenzia delle Entrate [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://iononcicascopiu.it/wp-content/uploads/730.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-3867" title="Un modo innovativo per affrontare il 730" src="http://iononcicascopiu.it/wp-content/uploads/730-150x150.jpg" alt="Un modo innovativo per affrontare il 730" width="150" height="150" /></a>Con le numerose riforme economico-finanziarie entrate in vigore nel 2011, molte delle attività a cui sono chiamati a partecipare i contribuenti hanno subito alcune modifiche di cui non sempre è immediato l’apprendimento. Un caso esemplare è la compilazione del 730 nel 2012, il documento che i lavoratori dipendenti sono tenuti a consegnare all’Agenzia delle Entrate per recuperare le detrazioni delle imposte versate mensilmente.</p>
<p>Compilare il 730 è un’operazione che richiede tempo, energia e una buona dose di stress a chi si occupa di tenere i conti. Perciò il Caf dei Professionisti (Cgn) ha ideato un modo per alleggerire l’onere ai contribuenti e ai commercialisti, creando un videogioco a tema.</p>
<p>Si tratta di <em>730 Attack</em>, un divertente sparatutto in cui un eroe del lavoro (è possibile scegliere tra il commercialista Dott. Perfettibus e la consulente del lavoro Dott.ssa Brillantia) si trova alle prese con inconsueti mostri: sviste fiscali sottoforma di bulbi oculari giganti, calcoli errati pronti a divorare il protagonista, dati mancanti zombie e occhi stanchi sono solo alcuni degli elementi introdotti nel mondo virtuale sviluppato. Il numero dei livelli di gioco corrisponde alla quantità di quadri differenti del modello 730; lo scopo è difendere le dichiarazioni dei propri clienti dai problemi incontrati durante il percorso e superare ogni ostacolo avvalendosi anche di aiuti e bonus disponibili, come le ricariche di energia o gli assistenti Cgn pronti ad aiutare il giocatore all’occorrenza.</p>
<p>Secondo gli ideatori del passatempo virtuale, <em>730 Attack</em> costituisce un’ottima valvola di sfogo per tutti coloro che trascorrono la giornata alle prese con problemi finanziari e burocratici, nonché un mezzo per condividere &#8211; anche sui <em>social network</em> – le proprie preoccupazioni lavorative con i colleghi; insomma, una piattaforma innovativa per mettere in pratica il metodo del <em>team building</em>.</p>
<p>Per quanto riguarda la realtà, invece, è bene sapere quali sono le principali novità del modulo da compilare. Innanzitutto è stata introdotta la cedolare secca, una nuova imposta sulle locazioni di unità immobiliari utilizzate per uso abitativo, la cui aliquota prevista arriva al 21 e al 19%. È stato inoltre eliminato l’obbligo di comunicare al Centro operativo di Pescara l’inizio dei lavori di ristrutturazione edilizia per beneficiare della detrazione del 36% sull’importo previsto. Infine, un altro cambiamento rilevante è quello costituito dalla nuova Imu, ossia l’imposta municipale subentrata in sostituzione dell’Ici. Questi e altri cambiamenti sono entrati a far parte delle voci del nuovo documento 730 nel 2012, la cui compilazione è forse meno complicata del previsto, soprattutto dopo una partita rilassante.</p>
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		<title>Elsa Fornero</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Apr 2012 15:10:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tra le prime pagine dei quotidiani nazionali, negli ultimi tempi la riforma del lavoro occupa uno spazio non indifferente. A destreggiarsi per tentare di risolvere i numerosi problemi e scontri derivati dalla delicata questione è il Ministro del Lavoro, Elsa Fornero. Prima di conoscere nei dettagli l’argomento potrebbe essere utile conoscere chi ne dirige le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://iononcicascopiu.it/wp-content/uploads/fornero.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3860" title="Elsa Fornero" src="http://iononcicascopiu.it/wp-content/uploads/fornero.jpg" alt="Elsa Fornero" width="146" height="146" /></a>Tra le prime pagine dei quotidiani nazionali, negli ultimi tempi la riforma del lavoro occupa uno spazio non indifferente. A destreggiarsi per tentare di risolvere i numerosi problemi e scontri derivati dalla delicata questione è il Ministro del Lavoro, Elsa Fornero.</p>
<p>Prima di conoscere nei dettagli l’argomento potrebbe essere utile conoscere chi ne dirige le trattative.</p>
<p>Elsa Fornero è un’economista, Coordinatore scientifico del Cerp (<em>Centre for Research on Pensions and Welfare Policies</em>), Professore ordinario di economia all’Università di Torino.</p>
<p>Inoltre è Honorary fellow del Collegio Carlo Alberto e Research fellow di Netspar (<em>Network for Studies on Pensions, Aging and Retirement</em>), e membro del Comitato Scientifico <em>dell’Observatoire de l&#8217;Epargne Européenne</em>.</p>
<p>Prima di ottenere l’incarico di Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, ha lavorato nel Consiglio di Sorveglianza di Intesa Sanpaolo, nel Nucleo di valutazione della Spesa Previdenziale del Ministero del Welfare e nel Consiglio direttivo della Società Italiana degli Economisti.</p>
<p>Oltre ai numerosi incarichi ottenuti, ha conseguito alcuni riconoscimenti, come il premio “La Mela d’Oro” della Fondazione Marisa Bellisario dedicato a “Donne innovazione e capitale umano”, il premio INA-Accademia Nazionale dei Lincei per gli studi in materia assicurativa e il Premio Saint Vincent per l&#8217;Economia.</p>
<p>In qualità di Ministro, Elsa Fornero ha proposto, insieme al premier Mario Monti, una serie di discusse modifiche all’articolo 18, riguardanti i contratti di lavoro, i licenziamenti e gli ammortizzatori sociali (che dovranno coprire tutte le fasce dei lavoratori).</p>
<p>L’obiettivo dichiarato dal Ministro Fornero, in merito alla questione delle riforme portate avanti, è quello di guardare al futuro per dare maggiori garanzie alla collettività.</p>
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		<title>I consigli dell’Economist per uscire dalla crisi. I punti fondamentali</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Apr 2012 13:32:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[crisi]]></category>
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		<description><![CDATA[Secondo il settimanale britannico The Economist l’attuale economia mondiale che, è risaputo, sta vivendo un periodo di crisi, sta dando segnali di miglioramento, perlomeno in America. Ma pare che anche la recessione dell’Eurozona stia attraversando una fase di mitigazione e crescita. La ristrutturazione del debito greco è stata portata avanti senza intoppi, evitando il disastro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://iononcicascopiu.it/wp-content/uploads/economist.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3856" title="I consigli dell’Economist per uscire dalla crisi. I punti fondamentali" src="http://iononcicascopiu.it/wp-content/uploads/economist.jpg" alt="I consigli dell’Economist per uscire dalla crisi. I punti fondamentali" width="113" height="113" /></a>Secondo il settimanale britannico <em>The Economist</em> l’attuale economia mondiale che, è risaputo, sta vivendo un periodo di crisi, sta dando segnali di miglioramento, perlomeno in America. Ma pare che anche la recessione dell’Eurozona stia attraversando una fase di mitigazione e crescita.</p>
<p>La ristrutturazione del debito greco è stata portata avanti senza intoppi, evitando il disastro economico europeo che sembrava imperversare fino al 2011.</p>
<p>Ma nonostante queste premesse positive, l’<em>Economist</em> mette in guardia contro un eccessivo ottimismo e invita ad andare cauti con le buone previsioni. La crescita globale subirà un rallentamento anche rispetto allo scorso 2011, frenata dalla recessione economica dell’Eurozona.</p>
<p>Infatti è bene conoscere la differenza tra la ripresa americana, più immediata e di impatto (anche se non si può parlare di boom), e la ripresa dell’Europa, che non è ancora uscita totalmente dalla recessione. Questo comporterà anche una riduzione della crescita dei Paesi emergenti, poiché si sta ricorrendo a una politica monetaria più restrittiva che frenerà la spesa interna degli Stati in questione. Nonostante ciò, i flussi di capitali verso tali Paesi stanno aumentando, con un miglioramento delle economie orientate all’esportazione.</p>
<p>Secondo l’Economist, la soluzione per uscire del tutto dalla crisi, in Europa, è puntare sulla crescita dell’economia e mettere in pratica una serie di misure che bilancino la disciplina fiscale e riducano il deficit di bilancio.</p>
<p>Perciò la situazione è nelle mani dei politici in carica, che hanno il delicato compito di fare le scelte giuste per mantenere l’equilibrio, tuttora precario ma forse in fase di stabilizzazione.</p>
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		<title>Uno strumento contro l’evasione. Il redditometro</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Apr 2012 08:01:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una delle questioni più dibattute negli ultimi tempi in campo economico-finanziario è la lotta all’evasione fiscale, che in Italia ammonta a 120 miliardi di euro. Per questo il direttore dell’Agenzia delle Entrate, Attilio Befera, ha stabilito l’adozione di misure estreme, con l’obiettivo di rafforzare l’attività conoscitiva e di controllo (argomento dell’articolo 10) e di potenziare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://iononcicascopiu.it/wp-content/uploads/redditometro.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3852" title="Uno strumento contro l’evasione. Il redditometro" src="http://iononcicascopiu.it/wp-content/uploads/redditometro.jpg" alt="Uno strumento contro l’evasione. Il redditometro" width="148" height="148" /></a>Una delle questioni più dibattute negli ultimi tempi in campo economico-finanziario è la lotta all’evasione fiscale, che in Italia ammonta a 120 miliardi di euro. Per questo il direttore dell’Agenzia delle Entrate, Attilio Befera, ha stabilito l’adozione di misure estreme, con l’obiettivo di rafforzare l’attività conoscitiva e di controllo (argomento dell’articolo 10) e di potenziare gli accertamenti sintetici tramite la razionalizzazione della tracciabilità dei pagamenti e il potenziamento della fatturazione elettronica. Per farlo è necessario misurare gli obblighi contributivi dei singoli cittadini (garantendo ovviamente la riservatezza dei controlli).</p>
<p>Ecco perché è stato messo a punto un efficace strumento, il cosiddetto ‘redditometro’ che misura appunto la capacità contributiva di ognuno, incrociando i dati delle dichiarazioni fiscali e di altre fonti. Qualora il dislivello tra il reddito dichiarato e il tenore di vita reale superi il 20%, il contribuente verrà sottoposto a un accertamento esecutivo. Per verificare questa discrepanza si dovranno considerare una serie di voci (per l’esattezza 80), divise in 7 categorie principali sotto alle quali sono registrate le spese dei contribuenti.</p>
<p>Ecco l’elenco delle categorie: Abitazioni, mezzi di trasporto, Assicurazioni e contributi previdenziali, istruzione dei figli, attività sportive e ricreative, altre spese significative e investimenti immobiliari e mobiliari.</p>
<p>Il collaudo del redittometro sarà ultimato a giugno 2012 poiché, ha dichiarato Befera, “vogliamo prenderci un po’ più di tempo ma farlo bene”.</p>
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		<title>Cassa integrazione. Definizione e varianti</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Apr 2012 16:18:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[3. ABC della finanza]]></category>
		<category><![CDATA[cassa integrazione]]></category>
		<category><![CDATA[crisi aziendale]]></category>
		<category><![CDATA[educazione finanziaria]]></category>
		<category><![CDATA[finanza personale]]></category>

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		<description><![CDATA[I primi due mesi del 2012 hanno visto un forte incremento  della cassa integrazione nel nostro Paese. A febbraio la Cgil ha dichiarato una crescita del 49% rispetto a gennaio. Dato non indifferente, che testimonia gli effetti della crisi ancora in atto. La questione della cassa integrazione e dei suoi termini è spesso argomento di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://iononcicascopiu.it/wp-content/uploads/cassaintegrazione.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3848" title="Cassa integrazione. Definizione e varianti" src="http://iononcicascopiu.it/wp-content/uploads/cassaintegrazione.jpg" alt="Cassa integrazione. Definizione e varianti" width="138" height="138" /></a>I primi due mesi del 2012 hanno visto un forte incremento  della cassa integrazione nel nostro Paese. A febbraio la Cgil ha dichiarato una crescita del 49% rispetto a gennaio. Dato non indifferente, che testimonia gli effetti della crisi ancora in atto.</p>
<p>La questione della cassa integrazione e dei suoi termini è spesso argomento di accesissimi dibattiti. Per comprendere l’oggetto delle numerose discordie sarebbe bene conoscerne le dinamiche.</p>
<p>È necessario distinguere le due differenti modalità di cassa integrazione esistenti: ordinaria e straordinaria. Ecco un breve schema che ne ripercorre i punti fondamentali sottolineando le eventuali differenze:</p>
<p>1-Definizione: la cassa integrazione è una forma di sostegno che garantisce al lavoratore un reddito sostitutivo.</p>
<p>2-Quando si ricorre alla cassa integrazione? Qualora si verifichi, all’interno di un’azienda appartenente al settore industriale, una riduzione o una sospensione dell’attività lavorativa prevista dalla legge.</p>
<p>La cassa integrazione ordinaria può essere attuata solo in caso di situazioni temporanee non dovute all’imprenditore o ai lavoratori.</p>
<p>La cassa integrazione straordinaria, invece, viene richiesta in caso di ristrutturazione, riorganizzazione, conversione o crisi aziendale.</p>
<p>3-Emittenti e destinatari della cassa integrazione: il fondo è gestito dall’Inps e viene garantito ai lavoratori dipendenti, quali operai, impiegati e quadri.</p>
<p>4-Modalità: la cassa integrazione ordinaria può avere una durata massima di 13 settimane, con una proroga di 12 mesi.</p>
<p>La cassa integrazione straordinaria può durare al massimo 12 mesi in caso di crisi aziendale, 18 mesi in caso di procedure esecutive concorsuali e 24 mesi in caso di riorganizzazione, ristrutturazione e riconversione aziendale.</p>
<p>In entrambi i casi la quota per ogni impiegato corrisponde all’80%  della retribuzione che sarebbe spettata per le ore di lavoro non prestate.</p>
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		<title>Dare credito in tempi di crisi. Un consiglio di Moritz G. Saphir</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Apr 2012 12:56:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[crisi economica]]></category>
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		<description><![CDATA[Denaro e credito! Due cose rare. Si ha bisogno del denaro specialmente quando non se ne ha, e si ha credito specialmente quando non se ne ha bisogno. Una delle celebri frasi di questo autore risulta ancora attuale, nonostante sia stata pronunciata ben due secoli fa, poiché tocca due delle tematiche più discusse in questi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://iononcicascopiu.it/wp-content/uploads/saphir.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-3844" title="Dare credito in tempi di crisi. Un consiglio di Moritz G. Saphir" src="http://iononcicascopiu.it/wp-content/uploads/saphir-150x150.jpg" alt="Dare credito in tempi di crisi. Un consiglio di Moritz G. Saphir" width="150" height="150" /></a>Denaro e credito! Due cose rare. Si ha bisogno del denaro specialmente quando non se ne ha, e si ha credito specialmente quando non se ne ha bisogno.</strong></p>
<p>Una delle celebri frasi di questo autore risulta ancora attuale, nonostante sia stata pronunciata ben due secoli fa, poiché tocca due delle tematiche più discusse in questi ultimi tempi: la mancanza di denaro e il bisogno di credito (inteso in entrambe le sue accezioni).</p>
<p>La crisi che sta colpendo il panorama internazionale porta infatti i Paesi coinvolti a cercare accordi e soluzioni per ottenere credito monetario e credibilità agli occhi degli altri Stati.</p>
<p>A pronunciare questa massima fu lo scrittore austriaco Moritz Gottlibe Saphir, figura vissuta nella prima metà del XIX secolo.</p>
<p>Nato nel 1795 in una famiglia di mercanti, intraprese studi letterari sulle principali lingue romanze e iniziò la carriera letteraria nel 1821, pubblicando in Ungheria il suo primo libro <em>Poetische Erstlinge</em> (Primi frutti poetici).</p>
<p>Pubblicò molti saggi e recensioni che fecero di lui un personaggio impopolare nell’ambiente del teatro tedesco, in cui muoveva i suoi passi come critico letterario.</p>
<p>Nel 1827 fondò a Berlino una società letteraria, <a title="Tunnel über der Spree" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Tunnel_%C3%BCber_der_Spree"><em>Tunnel über der Spree</em></a>, insieme al poeta Theodore Fontane. A partire da questa iniziativa, Saphir intraprese la strada della satira, che gli fece guadagnare molti nemici nel contesto culturale e politico nordeuropeo. La satira fu la causa dei suoi numerosi spostamenti (Berlino, Monaco, Parigi), spesso effettuati per evitare l’arresto da parte delle autorità del tempo.</p>
<p>Nel 1834 si stabilì a Vienna, dove fondò un quotidiano satirico che ebbe enorme successo sin dopo la sua morte, avvenuta nel 1858. Saphir fu uno dei maggiori assertori della rivoluzione nel decennio caldo iniziato nel 1848 in tutta Europa. Al momento della morte, pronunciò le parole: ‘Ora è tutto finito. Devo andare’, forse per avere l’ultima parola anche sulla vita.</p>
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		<title>I meccanismi della quotazione in borsa</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Apr 2012 13:26:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quando una società intende quotarsi sul mercato con una serie di azioni, la prima fase da affrontare è la cosiddetta Ipo (offerta pubblica iniziale), che prevede, per l’appunto, la prima distribuzione di titoli all’interno del mercato borsistico. Un esempio attuale è il caso di Facebook di Mark Zuckerberg, il cui lancio azionario è previsto per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://iononcicascopiu.it/wp-content/uploads/ipo.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-3840" title="I meccanismi della quotazione in borsa" src="http://iononcicascopiu.it/wp-content/uploads/ipo-150x150.jpg" alt="I meccanismi della quotazione in borsa" width="150" height="150" /></a>Quando una società intende quotarsi sul mercato con una serie di azioni, la prima fase da affrontare è la cosiddetta Ipo (offerta pubblica iniziale), che prevede, per l’appunto, la prima distribuzione di titoli all’interno del mercato borsistico. Un esempio attuale è il caso di Facebook di Mark Zuckerberg, il cui lancio azionario è previsto per il mese di maggio.</p>
<p>Quali sono le fasi per il lancio di una società sul mercato? Prima di tutto è necessario seguire determinate norme per la vendita delle azioni. La collocazione può avvenire secondo tre differenti modalità: il book building, l’offerta a prezzo fisso e l’asta. In Italia il metodo più utilizzato è quello del book building, che si articola in diverse tappe fondamentali.</p>
<p>Nel momento in cui una società decide di quotare le proprie azioni sul mercato, chiede la consulenza di un advisor strategico insieme al quale poter stabilire quante e quali tipi di azioni collocare, i tempi della quotazione prevista e il valore della quota di capitale.</p>
<p>In seguito avviene la scelta del global coordinator, ossia una figura che funga da mediatore tra l‘impresa emittente e gli investitori e che promuova l’Ipo della società per cui opera. Si crea inoltre un sindacato di collocamento, costituito da un’equipe di banche e manager, che collochi i titoli previsti sul mercato.</p>
<p>Parallelamente a queste operazioni è necessario che la società emittente stabilisca un range di prezzo dell’offerta da rispettare, e che compili un prospetto informativo contenente tutti i dettagli della manovra.</p>
<p>Una della fasi più delicate è, infine, il road show, che consiste nella proposta dell’Ipo alla comunità finanziaria, con l’obiettivo di raccogliere più adesioni possibili tra gli investitori istituzionali. È questo il fulcro del cosiddetto book building: una volta ricevuti i riscontri degli investitori, la società può pubblicare la propria offerta stabilendo, in base a questi, il prezzo massimo. Alla chiusura della fase di offerta pubblica, viene fissato il prezzo finale per il reale lancio in Borsa.</p>
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		<title>Nuovi elementi del Welfare italiano: Aspi e mini-Aspi</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Apr 2012 10:16:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In questo periodo di riforme economico-sociali il termine ‘welfare’ è passato più volte sotto ai nostri occhi all’interno di notiziari e articoli riguardanti il lavoro o l’economia. Tanto che ormai ci abbiamo fatto l’abitudine e spesso non ci soffermiamo a riflettere sul reale significato della definizione. Welfare state significa in italiano Stato sociale, espressione che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://iononcicascopiu.it/wp-content/uploads/lavoratori.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-3836" title="Nuovi elementi del Welfare italiano: Aspi e mini-Aspi" src="http://iononcicascopiu.it/wp-content/uploads/lavoratori-150x150.jpg" alt="Nuovi elementi del Welfare italiano: Aspi e mini-Aspi" width="150" height="150" /></a>In questo periodo di riforme economico-sociali il termine ‘welfare’ è passato più volte sotto ai nostri occhi all’interno di notiziari e articoli riguardanti il lavoro o l’economia. Tanto che ormai ci abbiamo fatto l’abitudine e spesso non ci soffermiamo a riflettere sul reale significato della definizione.</p>
<p>Welfare state significa in italiano Stato sociale, espressione che allude al rapporto tra Stato e società e alle politiche economiche che muovono il sistema di un determinato Paese. Secondo il modello del Welfare, lo Stato si impegna a riconoscere e garantire ad ogni cittadino una serie di diritti (istruzione, abitazione, salute e reddito minimo) con lo scopo di migliorare le condizioni di vita della popolazione.</p>
<p>In Italia, l’Aspi (assicurazione sociale per l’impiego) che entrerà in vigore dal 2013 rientra tra i provvedimenti previsti dallo Stato sociale e andrà a sostituire l’indennità di disoccupazione per i lavoratori dipendenti (sia del settore privato sia della Pubblica Amministrazione), includendo anche gli apprendisti lavoratori e gli artisti &#8211; finora non contemplati nei programmi di indennizzo.</p>
<p>Per accedere al nuovo programma dell’Aspi, è necessario avere almeno 2 anni di anzianità assicurativa e almeno 52 settimane di lavoro nell’ultimo biennio. A coloro che possiedono tali requisiti sarà garantita un’indennità pari al 75% della retribuzione del biennio previsto, per una durata massima di 12 mesi per coloro che hanno meno di 55 anni di età e di 18 per coloro che superano tale soglia.</p>
<p>Per i lavoratori più giovani, invece, è prevista una mini-Aspi, la cui attivazione richiede una retribuzione di almeno 13 settimane negli ultimi 12 mesi: in questo caso l’indennità sarà garantita in concomitanza con il periodo di disoccupazione con una durata massima equivalente al 50% delle settimane di retribuzione del candidato.</p>
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		<title>Dettagli utili sul nuovo sistema di tassazione</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Apr 2012 16:29:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mercoledì 28 marzo l’Agenzia delle Entrate ha emanato la circolare 11/E, in cui si chiariscono le novità delle regole di tassazione correlate alla nuova aliquota sui conti correnti. È infatti stata adottata l’aliquota unica del 20%, in sostituzione alle precedenti, che avevano una maggiore differenziazione: era prevista un’aliquota del 27% per conti correnti, conti deposito [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://iononcicascopiu.it/wp-content/uploads/aliquota.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3833" title="Dettagli utili sul nuovo sistema di tassazione" src="http://iononcicascopiu.it/wp-content/uploads/aliquota.jpg" alt="Dettagli utili sul nuovo sistema di tassazione" width="84" height="84" /></a>Mercoledì 28 marzo l’Agenzia delle Entrate ha emanato la circolare 11/E, in cui si chiariscono le novità delle regole di tassazione correlate alla nuova aliquota sui conti correnti.</p>
<p>È infatti stata adottata l’aliquota unica del 20%, in sostituzione alle precedenti, che avevano una maggiore differenziazione: era prevista un’aliquota del 27% per conti correnti, conti deposito vincolati, obbligazioni con scadenza sotto ai 18 mesi, libretti di risparmio e certificati di deposito; invece per fondi, polizze e azioni l’aliquota stabilita era del 12,5%. Ad oggi, l’aliquota unica tende alla parificazione, anche se sono previste alcune eccezioni. Si tratta dello sconto del 12,5% (come per la precedente tassazione) sui titoli pubblici e sui redditi di capitale e finanziari.</p>
<p>Questa innovazione finanziaria può risultare più chiara e semplice se si ha ben presente il significato del termine ‘aliquota’.</p>
<p>L’aliquota è una percentuale da applicare alla base imponibile per calcolare l’imposta e può essere media o marginale. L’aliquota media è determinata dal rapporto tra l’imposta pagata e la base imponibile; l’aliquota marginale, invece, è il rapporto tra l’incremento dell’imposta pagata e l’incremento dell’imposta imponibile.</p>
<p>In base al tipo di aliquota si determina anche il tipo di imposta. Si distinguono così tre tipi differenti di imposta: l’imposta proporzionale, con aliquota costante; l’imposta progressiva, per la quale è prevista una crescita dell’aliquota al crescere della base imponibile; l’imposta regressiva, per cui invece l’aliquota diminuisce al crescere della base imponibile.</p>
<p>Per dare un quadro della situazione: l’Ires (imposta sul reddito delle società) è proporzionale, l’Irpef (imposta sul reddito delle persone fisiche) è di tipo progressivo, mentre il contributo al Servizio Sanitario ( abrogato con l’introduzione dell’IRAP) era un’imposta regressiva.</p>
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		<title>Far fronte ai problemi economici. Un esempio rigoroso</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Apr 2012 11:56:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In un articolo pubblicato sul Wall Street Journal, il comportamento di Mario Monti nei confronti delle attuali riforme economiche è stato paragonato a quello di Margaret Tatcher, figura politica conosciuta, recentemente celebrata sul grande schermo con un’interpretazione da Oscar di Meryl Streep. Margaret Tatcher fu il Primo Ministro donna del Regno Unito e rimase in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://iononcicascopiu.it/wp-content/uploads/tatcher.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-3829" title="Far fronte ai problemi economici. Un esempio rigoroso" src="http://iononcicascopiu.it/wp-content/uploads/tatcher-150x150.jpg" alt="Far fronte ai problemi economici. Un esempio rigoroso" width="150" height="150" /></a>In un articolo pubblicato sul <em>Wall Street Journal</em>, il comportamento di Mario Monti nei confronti delle attuali riforme economiche è stato paragonato a quello di Margaret Tatcher, figura politica conosciuta, recentemente celebrata sul grande schermo con un’interpretazione da Oscar di Meryl Streep.</p>
<p>Margaret Tatcher fu il Primo Ministro donna del Regno Unito e rimase in carica per undici anni, dal 1979 al 1990, portando numerosi contributi all’economia del Paese, oltre a costituire un importante esempio di emancipazione femminile.</p>
<p>Nata nel 1925, si laureò in chimica all’Università di Oxford ma la passione per la politica la portò ad impegnarsi attivamente, tanto che nel 1951 si candidò per il Partito Conservatore ottenendo un buon numero di voti (ma non ancora abbastanza per sconfiggere il rivale laburista).</p>
<p>Nel 1953 completò gli studi per raggiungere l’avvocatura, mentre nel frattempo metteva su famiglia con Denis Tatcher, dal quale ebbe due figli proprio nello stesso anno. Nel 1959 fu eletta alla Camera dei Comuni.</p>
<p>Tra le cariche che ricoprì, la prima fu quella di Segretario parlamentare al Ministero delle Pensioni nel 1961. In seguito divenne Ministro dell’Istruzione nel 1970 e nel 1975 fu leader del Partito Conservatore e salì al governo come Primo Ministro quattro anni dopo, con il delicato compito di riportare la stabilità economica nel Paese, che in quel periodo stava vivendo un declino finanziario a livello internazionale.</p>
<p>Uno dei primi provvedimenti, con una forte ripercussione economica e sociale sulla popolazione, fu l’aumento delle imposte indirette, più in particolare l’aumento dell’Iva, con l’obiettivo di ridurre l’inflazione. Durante i suoi tre incarichi la Tatcher dovette affrontare una serie di questioni delicate, scatenando numerose polemiche ma riuscendo a risollevare le sorti del Regno Unito perseguendo una politica rigida e rigorosa, per la quale è stata nominata “Iron Lady”.</p>
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		<title>Il ruolo della Banca mondiale</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Apr 2012 14:16:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Venerdì 23 marzo si sono chiuse le candidature per la Presidenza della Banca Mondiale, finora nelle mani dell’americano Robert Zoellick, eletto nel 2007. Con un colpo di scena internazionale, il Presidente Usa Barack Obama ha designato come candidato Jim Yong Kim, scienziato coreano naturalizzato americano, presidente del Dartmouth College nel New Hampshire. Si tratta di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://iononcicascopiu.it/wp-content/uploads/bancamondiale.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-3825" title="Il ruolo della Banca mondiale" src="http://iononcicascopiu.it/wp-content/uploads/bancamondiale-150x150.jpg" alt="Il ruolo della Banca mondiale" width="150" height="150" /></a>Venerdì 23 marzo si sono chiuse le candidature per la Presidenza della Banca Mondiale, finora nelle mani dell’americano Robert Zoellick, eletto nel 2007.</p>
<p>Con un colpo di scena internazionale, il Presidente Usa Barack Obama ha designato come candidato Jim Yong Kim, scienziato coreano naturalizzato americano, presidente del Dartmouth College nel New Hampshire. Si tratta di una scelta anticonvenzionale, oltre che di un chiaro segnale di apertura nei confronti dei Paesi emergenti, poiché Kim non è né un economista né un americano puro (infatti è laureato in medicina e specializzato in antropologia ad Harvard).</p>
<p>Gli altri due nomi proposti per la Presidenza sono il colombiano Jose Antonio Ocampo, professore alla Columbia University e Ngozi Okonjo-Iweala, Ministro delle Finanze in Nigeria.</p>
<p>Per capire cosa comporta questo importante incarico internazionale, ecco una breve descrizione del ruolo della Banca Mondiale e delle procedure per l’elezione a Presidente.</p>
<p>La Banca Mondiale, il cui nome originario è <em>Banca internazionale per la ricostruzione e lo sviluppo,</em> fu fondata nel 1945 per aiutare i Paesi colpiti economicamente dalla Seconda guerra mondiale e solo in seguito cominciò a fornire aiuti economici a tutti i Paesi in via di sviluppo.</p>
<p>Ad oggi la Banca Mondiale, con sede a Washington D.C., comprende cinque differenti istituzioni: la <em>Banca Internazionale per la Ricostruzione e lo Sviluppo</em>, l&#8217;<em>Agenzia Internazionale per lo Sviluppo</em> (IDA), la <em>Società Finanziaria Internazionale</em> (IFC), il <em>Centro Internazionale per il Regolamento delle Controversie Relative ad Investimenti</em> (ICSID) e l&#8217;<em>Agenzia Multilaterale di Garanzia degli Investimenti</em> (MIGA).</p>
<p>Il Presidente della Banca Mondiale viene eletto dal governo degli Stati Uniti, ogni cinque anni, con possibilità di rinnovo da parte del consiglio di amministrazione. L’attuale Presidente Zoellick lascerà l’incarico il 30 giugno perciò la scelta del successore avverrà entro la primavera, durante la riunioni del consiglio di amministrazione con i tre candidati.</p>
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		<title>William Beveridge. Il padre del Welfare State</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Apr 2012 21:38:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[welfare state]]></category>
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		<description><![CDATA[Le proposizioni di questo rapporto sono il segno di una fede: che l’oggetto del governo, in pace come in guerra, sia la felicità dell’uomo comune. È una fede che unisce le Nazioni Unite e le oppone ai loro nemici (&#8230;). Liberare l’uomo del bisogno richiede coraggio e fiducia nell’unità nazionale che si innalza al di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em><a href="http://iononcicascopiu.it/wp-content/uploads/beveridge.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3821" title="William Beveridge. Il padre del Welfare State" src="http://iononcicascopiu.it/wp-content/uploads/beveridge.jpg" alt="William Beveridge. Il padre del Welfare State" width="118" height="118" /></a>Le proposizioni di questo rapporto sono il segno di una fede: che l’oggetto del governo, in pace come in guerra, sia la felicità dell’uomo comune. È una fede che unisce le Nazioni Unite e le oppone ai loro nemici (&#8230;). Liberare l’uomo del bisogno richiede coraggio e fiducia nell’unità nazionale che si innalza al di sopra degli interessi e di qualsiasi classe o gruppo che sia.</em></strong></p>
<p>Questi sono i principi fondamentali su cui sono state costruite le basi del Welfare State, lo Stato sociale che deve la propria nascita all’economista britannico William Beveridge.</p>
<p>William Beveridge nacque il 5 marzo del 1879 in India, dove suo padre era giudice al servizio del Paese.  Seguendo le orme del genitore, studiò giurisprudenza e, durante il governo liberale (1906 – 1914), assistette David Lloyd George, allora ministro delle attività produttive in Gran Bretagna (nel 1916 divenne primo ministro britannico).</p>
<p>Nel 1919 divenne direttore della London School of Economics, dove rimase in carica fino al 1937. Nel 1941 il governo gli affidò il compito di ricostruire il sistema economico britannico e per questo Beveridge stilò, nel 1942, un rapporto in cui si stabiliva come affrontare i cosiddetti ‘cinque giganti malvagi’, ossia il bisogno economico, la malattia, l’ignoranza, il contesto miserabile della vita e la mancanza di lavoro.</p>
<p>Il parlamento inglese approvò il Rapporto Beveridge, che conferiva al nuovo Stato il ruolo di imprenditore sociale e garante del benessere dei cittadini.</p>
<p>Nel 1945 il partito laburista sconfisse i conservatori di Churchill. Fu così che il nuovo primo ministro, Clement Attlee, introdusse ufficialmente il Welfare State all’interno del sistema economico e sociale britannico.</p>
<p>Nel 1946 Beveridge divenne capo dei Liberali nella Camera dei Lord, fino al giorno della sua morte, avvenuta il 16 marzo del 1963.</p>
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		<title>Valori nominale, reale e di mercato: differenze e dinamiche</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Mar 2012 14:34:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Spesso, parlando di titoli, di quotazioni in borsa o, più genericamente, di finanza, ricorrono due termini attorno a cui ruota gran parte delle dinamiche del mercato azionario. Si tratta delle definizioni di ‘valore nominale’ e ‘valore reale’, associate proprio alla circolazione di azioni e obbligazioni. Per avere ben chiaro il quadro e l’ambito in cui [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://iononcicascopiu.it/wp-content/uploads/wallstreet.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3817" title="Valori nominale, reale e di mercato: differenze e dinamiche" src="http://iononcicascopiu.it/wp-content/uploads/wallstreet.jpg" alt="Valori nominale, reale e di mercato: differenze e dinamiche" width="144" height="144" /></a>Spesso, parlando di titoli, di quotazioni in borsa o, più genericamente, di finanza, ricorrono due termini attorno a cui ruota gran parte delle dinamiche del mercato azionario. Si tratta delle definizioni di ‘valore nominale’ e ‘valore reale’, associate proprio alla circolazione di azioni e obbligazioni.</p>
<p>Per avere ben chiaro il quadro e l’ambito in cui questi due particolari termini assumono grande rilevanza, è necessario capire alcuni passaggi e meccanismi finanziari di base.</p>
<p>Ecco un breve glossario che riassume le fasi dell’emissione di titoli per contestualizzare e far comprendere anche ai non addetti ai lavori, magari interessati ad investire i propri risparmi, la differenza tra le nozioni di ‘valore nominale’ e ‘valore di mercato’.</p>
<p>1-      Il primo passaggio consiste nell’emissione di titoli sul mercato, che può avvenire per iniziativa dello Stato oppure di società private.</p>
<p>Prendendo come caso esemplare la seconda ipotesi, assumiamo che alcune società emettano dei titoli da vendere sotto forma di azioni:</p>
<p>2-      le azioni vengono vendute una volta determinato il ‘valore nominale ‘che hanno. Di che cosa si tratta? Il valore nominale è un importo convenzionale, stampato sul titolo, che la società emittente si impegna a rimborsare alla scadenza. Partendo dal valore nominale si calcolano gli interessi da pagare attraverso l’emissione di cedole periodiche da parte della stessa società. Mentre per stabilire il valore nominale si fissa un prezzo convenzionale non modificabile, per calcolare il valore reale è necessario calcolare il rapporto tra il patrimonio della società e il numero di azioni che quest’ultima ha emesso. Se l’andamento economico della società varia, quindi, anche il ‘valore reale’ dei titoli si modifica.</p>
<p>3-      Una volta stabilito il valore nominale, è possibile conoscere il capitale sociale della società in questione, che consiste nell’insieme dei valori nominali di tutte le azioni emesse, ossia è nella somma versata dai soci per costituire il patrimonio necessario ad avviare la società. Se il capitale sociale aumenta, le società possono decidere di creare delle nuove azioni da vendere sul mercato.</p>
<p>Oltre a valore nominale e reale, esiste il ‘valore di mercato’: esso è il prezzo di scambio di un titolo sul mercato, che si modifica i funzione della concorrenza che si crea in una stessa sfera di produzione. In Borsa è il valore di mercato ad essere riportato tutti i giorni sul listino.</p>
<p>4-      Sulla base di questi valori differenti, avviene la capitalizzazione, ossia la dinamica per cui si crea un certo dislivello tra valore nominale e valore di mercato. Per calcolare la capitalizzazione bisogna moltiplicare il prezzo di una singola azione per il numero di azioni che compongono il capitale sociale dell’ente che le emette.</p>
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		<title>Islanda: addio corona. Euro o dollaro canadese?</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Mar 2012 14:02:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[2. Finanza in Pillole]]></category>
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		<description><![CDATA[Nel 2008 l’Islanda è stata protagonista di una forte crisi economica, che ha visto il crollo delle sue tre banche principali e una svalutazione della corona. La causa principale fu la crisi delle ipoteche ‘subprime’, ossia la cessione di mutui da parte delle maggiori banche a debitori ad alto rischio di insolvenza, coincidente con un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://iononcicascopiu.it/wp-content/uploads/islanda.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3813" title="Islanda: addio corona. Euro o dollaro canadese?" src="http://iononcicascopiu.it/wp-content/uploads/islanda.jpg" alt="Islanda: addio corona. Euro o dollaro canadese?" width="129" height="129" /></a>Nel 2008 l’Islanda è stata protagonista di una forte crisi economica, che ha visto il crollo delle sue tre banche principali e una svalutazione della corona. La causa principale fu la crisi delle ipoteche ‘subprime’, ossia la cessione di mutui da parte delle maggiori banche a debitori ad alto rischio di insolvenza, coincidente con un forte incremento dei prezzi delle materie prime.</p>
<p>L’alto tasso di interesse dei mutui <em>subprime</em> impedì alla gran parte dei debitori di estinguere i pagamenti e le banche procedettero con la confisca dei beni immobili, provocando così una saturazione del mercato in questo settore. Per far fronte alla crescente svalutazione, quindi, molti dei mutui furono convertiti in obbligazioni e venduti agli investitori. Ma quella che sembrava una soluzione, ancorché estrema, portò invece ad allargare la crisi in tutto il mondo, con la diffusione di questi nuovi <em>bond</em>.</p>
<p>La prima grande banca ad essere colpita fu la statunitense Lehman Brothers. In seguito, proprio l’Islanda fu uno dei paesi più soggetti al duro colpo finanziario: il governo lasciò fallire le banche principali, per tutelare i contribuenti, e chiese al Fondo Monetario Internazionale un credito di 2.250 milioni di dollari.  Il Pil vide un <em>deficit</em> commerciale del 28% e da allora è in corso una svalutazione della corona rispetto al dollaro americano, che ha visto il valore della moneta islandese dimezzarsi in questi ultimi anni.</p>
<p>Per questo motivo, il governo islandese è alla ricerca di una nuova moneta stabile su cui basare la ripresa economica tuttora in corso. Nel 2011 il Pil ha avuto un incremento del 3% e il tasso di disoccupazione è calato, ma senza una valuta affidabile il processo di crescita rischia di rimanere limitato.</p>
<p>Proprio in questi ultimi tempi l’abbandono della moneta ufficiale islandese è argomento di numerosi dibattiti: se in un primo momento sembrava assodato che il governo di  Reykjavík avrebbe adottato la moneta europea, è stata introdotta poi una nuova ipotesi, sostenuta dall’opposizione, per cui la nuova valuta del paese potrebbe diventare il dollaro canadese (il ‘<em>loonie’</em>). Infatti, il capo del Partito Progressista islandese, Sigmundur Davíð Gunnlaugsson, ha definito l’adozione dell’euro troppo rischiosa, a causa dell’alto debito dell’Eurozona. Per il Canada l’ingresso dell’Islanda non avrebbe particolare peso economico, poiché con soli 317mila abitanti, il Paese europeo avrebbe un peso complessivo appena dell’1%.</p>
<p>L’ambasciatore canadese dell’Islanda, Alan Bones, ma le trattative sono ancora in sospeso, dal momento che l’opinione pubblica risulta divisa tra le due possibili opzioni monetarie, conscia che in entrambi i casi l’Islanda perderebbe la propria autonomia monetaria. Unico dato sicuro, comunque, la volontà del 70% della popolazione della necessità di abbandonare la corona.</p>
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		<title>Pensioni: cosa è cambiato e cosa cambierà?</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Mar 2012 16:43:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In base a una delle recenti indagini condotte dalla Commissione europea, in particolare dal Commissario Ue all’occupazione László Andor, risulta che l’Italia sarà il Paese (con una media di 66 anni e 11 mesi) con l’età pensionabile più alta nel 2020. A seguire, la Spagna con 66 anni e 4 mesi,  la Danimarca e la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://iononcicascopiu.it/wp-content/uploads/risparmio.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3809" title="Pensioni: cosa è cambiato e cosa cambierà?" src="http://iononcicascopiu.it/wp-content/uploads/risparmio.jpg" alt="Pensioni: cosa è cambiato e cosa cambierà?" width="142" height="142" /></a>In base a una delle recenti indagini condotte dalla Commissione europea, in particolare dal Commissario Ue all’occupazione László Andor, risulta che l’Italia sarà il Paese (con una media di 66 anni e 11 mesi) con l’età pensionabile più alta nel 2020. A seguire, la Spagna con 66 anni e 4 mesi,  la Danimarca e la Gran Bretagna, con una media di 66 anni, e la Germania, con 65 anni e 9 mesi in media. I dati riportati sul libro bianco delle pensioni parlano chiaro: dal 2009 la situazione del nostro Paese si è ribaltata, se si considera che l’età pensionabile era in quell’anno una delle più basse d’Europa (65 anni per gli uomini e 60 per le donne).</p>
<p>Questo grande cambiamento è il risultato delle riforme sulle pensioni attuate di recente, che si collegano alla maggiore longevità degli italiani ed equiparano (entro il 2018) età pensionabile maschile e femminile.</p>
<p>Se prima la pensione veniva calcolata in base a un sistema di tipo retributivo, ossia proporzionale alle retribuzioni ricevute negli ultimi anni di attività lavorativa, d’ora in poi sarà adottato un sistema contributivo, che corrisponde ai contributi versati. Questo secondo sistema vale per tutti i lavoratori che abbiano iniziato la propria attività dopo il 1996.</p>
<p>I più colpiti da questa riforma sono i giovani, poiché il sistema retributivo viene applicato solo a quanti, al 31 dicembre 1995, abbiano maturato almeno 18 anni di contributi.</p>
<p>Per chi, invece, ha già accumulato contributi non sufficienti a far rientrare nell’ambito del sistema retributivo, è previsto un sistema misto, che calcola i contributi maturati fino al 31 dicembre 1995 secondo il criterio retributivo, e quelli maturati successivamente con il nuovo sistema.</p>
<p>Come fare allora per assicurarsi un risparmio pensionistico che non derivi solo da queste formule previdenziali? Ecco che entra in gioco la cosiddetta pensione integrativa che, per l’appunto, integra la pensione statale (senza sostituirla).</p>
<p>Ecco alcune delle soluzioni più note per integrare la propria pensione. Una prima opzione è la conversione del tfr (trattamento di fine rapporto) in fondo pensione integrativo: in questo caso è la quota mensile che tradizionalmente viene messa da parte per la liquidazione, ad essere convertita in pensione integrativa. Oppure è possibile affidarsi alle compagnie assicurative per creare dei Pip (piani individuali pensionistici), basati su polizze e assicurazioni sulla vita.</p>
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		<title>Fiscal compact: il nuovo patto di bilancio in pillole</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Mar 2012 10:37:58 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il 2 marzo 25 paesi dell’Unione europea su 27 hanno firmato il nuovo Patto di bilancio, il Fiscal Compact, in presenza del Presidente Ue Herman Van Rompuy. Si sono astenuti solamente la Repubblica Ceca e la Gran Bretagna. Il  fiscal compact, di fatto, è la conferma della nuova linea economica seguita negli ultimi tempi dai [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://iononcicascopiu.it/wp-content/uploads/pattobilancio.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3802" title="Fiscal compact: il nuovo patto di bilancio in pillole" src="http://iononcicascopiu.it/wp-content/uploads/pattobilancio.jpg" alt="Fiscal compact: il nuovo patto di bilancio in pillole" width="133" height="133" /></a>Il 2 marzo 25 paesi dell’Unione europea su 27 hanno firmato il nuovo Patto di bilancio, il Fiscal Compact, in presenza del Presidente Ue Herman Van Rompuy. Si sono astenuti solamente la Repubblica Ceca e la Gran Bretagna.</p>
<p>Il  fiscal compact, di fatto, è la conferma della nuova linea economica seguita negli ultimi tempi dai Paesi dell’Unione. Il Presidente ha espresso il proprio favore in merito alla questione, dichiarandosi molto fiducioso nei confronti delle nuove direttive prese.</p>
<p>Il patto prevede la supervisione e il controllo delle politiche di bilancio degli Stati, con lo scopo di equilibrare l’andamento di debito pubblico e Pil europei. Il fine ultimo è incrementare la crescita economica e l’occupazione dell’Eurozona, che sta attraversando una fase critica. Di fatto, il testo del nuovo trattato entrerà in vigore solo quando almeno 12 Paesi lo ratificheranno.</p>
<p>Per capire meglio le basi di questo documento è  necessario tracciare le linee del programma stipulato dai leader politici.</p>
<p>Innanzitutto, si intende contenere il deficit di bilancio facendo in modo che il suo rapporto con il Pil non superi lo 0,5%. Secondo il regolamento, dovrebbero scattare severe sanzioni per quei Paesi che non riusciranno a pareggiare il bilancio: essi dovranno pagare una penale equivalente allo 0,2% del loro Prodotto Interno Lordo. Il rischio è alto per alcuni Stati con un deficit elevato, come ad esempio la Spagna (con una percentuale del 5,8%).</p>
<p>Per quanto riguarda invece il debito pubblico, l’obiettivo per i prossimi 20 anni è di ricondurlo al 60% del Pil. Anche questo è un compito non semplicissimo per Paesi come l’Italia, che si avvicina al 120% di debito.</p>
<p>Infine, potranno ricevere l’assistenza finanziaria del fondo di salvataggio Esm (European stability mechanism) solo i Paesi che avranno ratificato il Patto di bilancio, il nuovo fondo di stabilità permanente.</p>
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